TRA LUCCA, MODENA E PISTOIA: L’ALPE DELLE TRE POTENZE – LA STORIA

Il paesaggio alpestre dell’alta valle del Sestaione, con le sue alte cime e dirupi, rende manifesto il ruolo di “confine naturale” svolto per secoli da questo lembo di territorio. La conformazione orografica e geologica e la stessa presenza di un’area relitta di abete rosso, fa di questi monti una preziosa testimonianza di limite di areali forestali e botanici, da tutelare mediante specifici presidi.
Sensibile a quest’opera di salvaguardia, il Corpo Forestale dello Stato ha provveduto sin dagli anni Settanta del secolo scorso all’istituzione, in questa zona, di tre aree naturali protette.

La Riserva Naturale Biogenetica di Pian degli Ontani si estende per 500 ettari nel Comune di Cutigliano fra quota 1100 e 1800 metri slm. Istituita nel 1977, è caratterizzata da faggete monumentali, di pregevoli caratteristiche genetiche, e viene utilizzata per la raccolta di semi e piantine da destinare a futuri rimboschimenti. All’interno della riserva si trova un’aula didattica destinata ad attività di educazione ambientale.

La Riserva Naturale Biogenetica di Abetone si estende per 584 ettari nel Comune di Abetone lungo i bacini dei torrenti Lima e Sestaione fra quota 1200 e 1600 metri slm ed è stata istituita nel 1977 al fine di conservare l’ecosistema dell’Abete Bianco e di migliorarne le caratteristiche morfologiche per la produzione di semi.
La Riserva Naturale Orientata di Campolino – visitabile solo col permesso della Forestale – si estende per 98 ettari nel Comune di Abetone, sul versante destro del torrente Sestaione tra quota 1500 e 1850 metri slm.

Di eccezionale interesse scientifico, è stata istituita tra il 1971 e il 1972 al fine di preservare il relitto di una pecceta (bosco di Abete Rosso) autoctona, tra le più meridionali d’Europa, e l’intero ecosistema circostante che ha mantenuto caratteristiche affini a quelle delle Alpi, come testimonia la presenza di piante erbacee ed arbustive tipiche della flora alpina. L’accidentata morfologia della zona ha permesso la formazione di acquitrini e laghetti di particolare bellezza e rilevanza naturalistica quali il lago del Greppo e Le Lamacce. Le torbiere di queste aree umide sono estremamente interessanti per lo studio dei pollini fossili e consentono, con appositi carotaggi, ricerche accurate sull’antica flora dell’Appennino.

 

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