La Riserva Naturale Orientata e Biogenetica di Campolino si estende ad una quota compresa tra i 1420 e i 1800 m s.l.m. ed è ubicata nella porzione superiore del sottobacino del torrente Doccione, in destra orografica del torrente Sestaione, in un ambiente montano che registra le sue vette più elevate nell’Alpe delle Tre Potenze (1935 m), nella Foce di Campolino (1839 m), nel Monte Gomito (1890 m) e nel Monte Poggione (1753 m).
Il territorio si presenta con morfologia molto accidentata, dove a macereti e balzi rocciosi si alternano ripiani paludosi e fratture di sprofondamenti, che in alcuni casi hanno permesso la formazione di piccoli laghi di particolare bellezza e rilevanza quali il Lago del Greppo e il Lago delle Bruciate.
Ben evidente, soprattutto nelle parti più elevate, la morfologia glaciale, che si manifesta in una serie di circhi glaciali.
E’ un’area protetta di elevatissimo interesse scientifico, sia per i nuclei autoctoni di abete rosso più meridionali d’Europa sia per alcune torbiere ricche di specie alpine situate al limite inferiore del loro areale di distribuzione.
Alla fine degli anni trenta il botanico fiorentino A. Chiarugi aveva segnalato nella foresta Demaniale di Boscolungo la presenza di un interessante popolamento di abete rosso autoctono, possibile relitto glaciale costituente il limite meridionale dell’areale naturale della specie.
Nel 1967 una piccola porzione di questa Foresta, circa 38 ha in località Campolino, fu quindi posta sotto tutela con la creazione di una Riserva Naturale guidata, allo scopo di conservare le colonie relitte di
Picea abies nonché “il suo corteggio floristico più caratteristico, in particolar modo l’eccezionale sottobosco a Vaccinium”.
In quest’area venne previsto l’accesso solo per
“ragioni di studio, per fini educativi, per compiti amministrativi e di vigilanza, restando vietata qualsiasi altra attività antropica”.
Negli anni successivi una Commissione di studiosi ebbe il compito di approfondire le conoscenze naturalistiche dell’area interessata, defin
endo con precisione i confini ottimali dell’area protetta e le misure di gestione appropriate.
Sulla base dei risultati di tali studi, con decreto del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste del 26/07/1971 fu istituita una delle prime Riserve Naturali Orientate italiane, la cui superficie fu ulteriormente ampliata nel marzo del 1972 e che, nel 1977, fu posta a disposizione del Consiglio d’Europa per l’inclusione nella “Rete europea di Riserve Biogenetiche”.

Come arrivare
La Riserva è raggiungibile da Pistoia percorrendo prima la SR 66 e poi la SS12 in direzione di Abetone; in località Fontana Vaccaia, poco prima della località Le Regine, si devia sulla SP 20 seguendo le indicazioni per l’Orto Botanico.

Si consiglia di non percorrere questi itinerari senza adeguate documentazioni ed informazioni oltre che con idonea preparazione e equipaggiamento.
Per maggiori informazioni anche in merito alla effettiva fruibilità dei tracciati ed accesso alle Riserve è possibile consultare il sito ufficiale del Reparto Carabinieri Biodiversità Pistoia.

I dati presenti sono di proprietà del Raggruppamento Carabinieri Biodiversità – Reparto Biodiversità Pistoia cui compete la certificazione della qualità e attendibilità dei dati stessi e sono utilizzabili con licenza d’uso CC-BY-SA, secondo quanto previsto dal Decreto Dirigenziale Regione Toscana n. 663/2014.

Norme di fruizione della Riserva
L’accesso alla Riserva è possibile solo per ragioni di studio, per fini educativi, per compiti amministrativi e di vigilanza nonché ricostitutivi di equilibri naturali, restando vietata qualsiasi altra attività antropica.
Per accedere è necessario presentare richiesta di autorizzazione al Reparto CC Biodiversità di Pistoia, almeno 15 giorni prima della data prevista dell’iniziativa.
L’accesso è comunque possibile soltanto tramite accompagnamento del personale del Reparto CC Biodiversità di Pistoia e/o del dipendente Nucleo CC Tutela Biodiversità di Abetone.

Flora
L’unicità della Riserva è rappresentata dalla popolazione autoctona di abete rosso, la cui conservazione nella zona si ritiene sia stata possibile grazie ad un insieme di fattori favorevoli quali l’altitudine, l’esposizione a nord-est, la temperatura particolarmente bassa e le elevate precipitazioni, anche sotto forma di neve che può perdurare al suolo fino al mese di giugno. Assieme all’abete rosso sono presenti specie erbacee tipiche delle peccete subalpine fra le quali il licopodio annotino, l’orchidea listera minore e l’erba lucciola delle peccete.
Alle altitudini inferiori la pecceta pura lascia il posto gradualmente a boschi misti con abete bianco e con faggio, mentre a quote più elevate si sviluppano la brughiera a Vaccinium ed Empetrum e la prateria, ricca di specie vegetali di grande interesse fitogeografico e dai colori vivaci, come la genziana porporina o l’aquilegia comune.
In Riserva si trovano anche prati umidi, acquitrini e piccoli laghetti come il Lago del Greppo, caratterizzati da torbiere con Eriophorum e Sphagnum, e rare specie vegetali come la calta palustre e l’erba unta comune o pinguicola comune, che è una delle poche piante carnivore italiane.

Fauna
Gli spazi aperti di alta quota costituiscono il terreno di caccia per l’aquila reale che nidifica poco lontano e, dove predomina la roccia, si possono incontrare lo spioncello, il sordone, il codirossone e il culbianco.
Nelle aree boscate, invece, assieme alle specie più comuni come il fiorrancino, il tordo bottaccio ed il ciuffolotto, si trovano anche uccelli di grande interesse conservazionistico quali il rampichino alpestre, la cincia dal ciuffo, il regolo, il picchio rosso maggiore, il picchio muratore e il Merlo dal collare.
Per quanto riguarda i mammiferi sono presenti il lupo, la martora, la faina e l’arvicola delle nevi. Nelle zone aperte e nei macereti spesso è possibile udire i fischi della marmotta, introdotta a fine anni 50 dall’Amministrazione Forestale.
Tra gli invertebrati viene segnalata la presenza di alcune specie di Lepidotteri molto rari appartenenti al genere
Erebia, oltre che della farfalla apollo (protetta dalla Direttiva UE Habitat) e della licena azzurra della genziana minore.
Soprattutto in prossimità delle aree umide, sono presenti anfibi di interesse conservazionistico come il tritone alpestre, il tritone crestato italiano o la salamandra pezzata.

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