AL CONFINE TRA PISTOIA E BOLOGNA: I MONTI DELL’ORSIGNA – LA STORIA

L’importanza dei boschi per l’economia delle città medievali è attestata dal particolare interesse con il quale la città di Pistoia già nel più antico statuto di cui si siano conservati parti significative, il Constitutum consulum degli inizi del secolo XII, stabiliva espressamente che l’autorità cittadina dovesse inviare guardie che controllassero “silvam que vocatur Ursinia”, la quale non doveva essere tagliata né bruciata né in altro modo distrutta.

Inizialmente proprietà dei conti Guidi, l’Orsigna passò poi nel 1162 alla Comunità di Cireglio sino ad entrare nell’orbita del più potente comune cittadino. Nelle piante dei proventi della città e delle cortine figura quella della “Pastura detta dell’Orsigna in comune di Pracchia” delineata dall’architetto Giuliano Gatteschi sul posto il dì 27 maggio 1773.

La pastura è composta da “macchie di faggi e di cerri con semente, castagni e case di particolari (…) et ha per confine a tramontana Stato bolognese, a ponente forra del laghetto, a mezzogiorno fiume Orsigna, a levante forra del Gnocco”. Nella pianta sono indicati anche il poggio del Cocomero, quello della Guelfa, quello di Porta Franca, la casa di Piero Paccagnini e quella di Niccola Fagnoni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.